Dura requisitoria dell'accusa

Processo Pinna, il pm chiede
il massimo della pena per Atzas

Gilberto Ganassi: "barbarie senza precedenti". Chiesti anche 18 anni per Barranca

20-04-2009 | Sardegna | Michele Spanu

SASSARI - Il pm Gilberto Ganassi ha parlato di fronte ai giudici per più di quattro ore. La scelta di un tono pacato, quasi sommesso, ha reso ancor più schiacciante ogni parola della sua requisitoria: "Salvatore Atzas si è reso colpevole di una prigionia che per la sua barbarie non ha precedenti". Il magistrato, dopo aver ricostruito minuziosamente ogni tappa del sequestro di Titti Pinna, alle 15:30 di oggi pomeriggio si è rivolto al collegio giudicante presieduto da Plinia Azzena per chiedere trent'anni di reclusione (il massimo della pena) per Atzas e 18 nei confronti del suo "aiutante" Natalino Barranca.

 

La pubblica accusa, dunque, ha ribadito di non credere alla versione dei fatti di Atzas, il quale nelle sue dichiarazioni spontanee in aula aveva affermato di essere stato costretto a fare il vivandiere di Pinna. Al contrario, Ganassi ritiene Atzas "il protagonista di tutte le fasi di questo sequestro, a partire dalle prime fasi del rapimento e della trattativa". Lo dimostra il gran numero di reperti ritrovati dai carabinieri nell'ovile di Su Padru: in alcuni di essi, come il passamontagna indossato da Pinna, vi erano tracce inequivocabili di Atzas. Ancora meno credibile, per Ganassi, l'idea che Titti Pinni si sia liberato il 28 maggio 2007 grazie all'aiuto di Atzas: le scorte ritrovate nell'ovile dimostrano, a detta del pm, che la permanenza di Pinna era destinata a continuare. Per questi motivi, Ganassi ha bollato l'intera ricostruzione del sedilese come "un cumulo di bugie". Nei confronti del secondo imputato, Natalino Barranca, il pm è stato meno duro ma anche in questo caso le tesi della difesa sono state smontate punto per punto. Ganassi ha basato la sua accusa su una semplice constatazione: è impossibile che un uomo come Barranca, con una così grande esperienza nel mondo agropastorale, non avesse capito che in quell'ovile di Atzas si nascondeva un ostaggio.

 

La Regione Sardegna, costituitasi parte civile tramite l'avvocato Angela Serra, si è associata alle richieste dell'accusa e ha aggiunto un risarcimento di 1 milione di euro per i danni d'immagine subiti dalla Regione a livello nazionale e internazionale (l'avvocato ha ricordato l'appello del papa per la liberazione di Pinna come indice della diffusione della notizia a livello mondiale).

 

Titti Pinna, invece, non ha chiesto nessun risarcimento. L'avvocato dell'ex-sequestrato, Guido Manca Bitti, ha sottolineato che il suo assistito ritiene la sua sofferenza "non quantificabile con il denaro". Per questi motivi, l'avvocato Bitti si è rimesso alle decisioni del tribunale chiedendo, in caso di candanna, il risarcimento simbolico di 1 euro.

 

I due imputati non hanno battuto ciglio di fronte alle varie richieste; neanche quando il pm, specificando la richiesta di condanna, ha invocato il mantenimento delle pene accessorie e il sequestro della casa di Atzas su cui lo Stato dovrà rivalersi per le spese processuali. Ora il prossimo passo del processo, prima della sentenza, sarà l'arringa della difesa, fissata per il 24 aprile.

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