Dure condanne in primo grado

Sentenza sequestro Pinna,
per Atzas il massimo della pena

Diciassette anni al servo pastore Barranca.
La difesa: ''Aspettiamo motivazioni"

27-04-2009 | Cronaca | Pietro Furriolu

sentenza processo Pinna 200 per 200

Sassari - Una sentenza schiacciante: trent'anni di carcere per Salvatore Atzas, il massimo della pena chiesta dal pm Gilberto Ganassi, e diciassette anni per il servo pastore Natalino Barranca, responsabili di aver sequestrato per otto mesi, il 19 settembre del 2006, l'allevatore di Bonorva Giovanni Battista Pinna.
Due ore e mezzo dopo il ritiro in camera di consiglio il collegio presieduto da Plinia Atzena ha letto la pesante sentenza. In aula un silenzio di tomba, rotto solo a tratti dal flash dei fotografi; poi il pianto dei familiari e il vociferare confuso del pubblico e degli addetti ai lavori. La sentenza è stata pronunciata alle 13.25. A Natalino Barranca sono state riconosciute le attenuanti generiche mentre è stato accolto il risarcimento di un milione di euro chiesto dalla Regione.
"Aspetto di leggere le motivazioni della sentenza per rendermi conto di come semplici congetture possano essere state considerate indizi - ha commentato sommerso dai giornalisti l'avvocato di Barranca, Pasqualino Federici, che valuterà il da farsi dopo che la sentenza sarà depositata.  ''Per Barranca - ha raccontato a caldo un amico di Atzas, Gianmaria Virdis - mi aspettavo uno sconto di pena. Atzas - ha concluso -  è il proprietario dell'ovile e purtroppo bisogna attenersi alla legge''.

Il sequestro. Titti Pinna è stato sequestrato il 19 settembre del 2006 dal suo ovile di Bonorva ed è tornato in libertà, senza pagare il riscatto, fuggendo dal covo prigione di ''Su Padru'' il 28 maggio 2007. Era stato lui stesso a telefonare ai suoi famigliari poco prima delle 9. ''Sono qui'', aveva detto dalla cava Gmc di Sedilo al telefono alla sorella Maria, nei minuti successivi alla liberazione. Agli operai era apparso subito molto stanco e provato. ''Sembrava il conte di Montecristo'', avevano detto. Una barba lunghissima, le vesti leggere a brandelli, emaciato e senza forze. ''Sono Titti Pinna, datemi da bere'', aveva aggiunto. In seguito, lo stesso Pinna, avrebbe spiegato agli inquirenti di essersi ''liberato da solo''. Un presagio di quello che sarebbe successo nei dieci mesi a seguire, un mettere le mani avanti, forse a sgombrare i dubbi sulla modalità di prigionia che avrebbero riempito di domande i taccuini dei futuri difensori degli imputati.

Gli arresti. Sul banco degli imputati erano finiti due sedilesi: Salvatore Atzas, allevatore di 62 anni, proprietario dell'ovile lager, e Natalino Barranca, di 67 anni, suo servo pastore. Su disposizione dei magistrati della Dda Mauro Mura, Paolo De Angelis e Gilberto Ganassi, erano stati, dopo un lungo interrogatorio nella caserma di Ghilarza, trasferiti nel carcere di Oristano. 

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