STRASBURGO - La parola che tutti temono, e che nessuno vuole pronunciare, è pandemia. Il virus della febbre suina ha già fatto 149 vittime accertate in Messico e si sta diffondendo negli Stati Uniti e in altri paesi, tra cui la Francia e la Gran Brategna. Eppure, nonostante l'Oms abbia deciso di innalzare il livello di allerta, le autorità nazionali di tutta l'Europa cercano in ogni modo di tranquillizzare la popolazione.
Il ministro Frattini ha detto che in Italia (dove è subito rientrato l'allarme per un presunto caso a Venezia) non c'è alcun rischio; il Governo si è impegnato per sorvegliare il fenomeno ma concorda con gli altri omologhi europei i quali, durante un incontro a Strasburgo, hanno auspicato che "si evitino informazioni false e messaggi allarmistici". Gli esperti dell'Associazione nazionale medici veterinari dicono che "in Italia non si parla di emergenza, ma di sorveglianza" e la confederazione italiana degli agricoltori, da parte sua, ha raccomandato ai consumatori di potersi fidare delle carni italiane.
Nonostante gli inviti alla calma, però, si sentono fin da ora le prime ripercussioni economiche: la borsa del Messico ha perso in poche ore il 5 per cento. Anche le borse europee sono in ribasso: gli unici titoli che guadagnano sono quelli farmaceutici. Negli Stati Uniti, dove il presidente Obama si è detto "preoccupato", per il momento si esclude la chiusura delle frontiere con il Messico ma si raccomanda cautela nei viaggi verso il Paese dell'America centrale.