Ddl sicurezza, Fini a Maroni:
"Non negare diritto allo studio"

Una norma escluderebbe dalla scuola i figli degli immigrati clandestini

04-05-2009 | Politica | Alessandro Tedde

Fini

Roma - Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha scritto al ministro dell'Interno, Roberto Maroni, per segnalare eventuali "problemi di costituzionalità" di una norma, contenuta nel ddl sicurezza, che impedirebbe l'iscrizione alla scuola dell'obbligo per i figli dei clandestini. Due pagine inviate il 30 aprile, a pochi giorni di distanza dal voto sugli emendamenti al decreto sicurezza, in programma per domani a Montecitorio.
 
"A prescindere dal giudizio su tale eventualita' (a mio avviso negativo), che appartiene al dibattito politico - ha scritto Fini al responsabile del Viminale - ti faccio presente che si porrebbero problemi di costituzionalita' e che da un attento esame della principale legislazione europea in materia, non si evince alcuna normativa volta a discriminare l'esercizio del diritto allo studio da parte di minori stranieri".

La norma messa sotto la lente di ingrandimento dal presidente della Camera e' il primo comma, lettera f, dell'articolo 45 del ddl, che "se da un lato consente agli stranieri privi di permesso di soggiorno di accedere alle prestazioni sanitarie", dall'altro "pone dei limiti 'all'accesso ai pubblici servizi', anche nel caso in cui questi rivestano carattere essenziale". È il caso dell'istruzione, appunto, perché scrive Fini, subordinando la "fruizione di 'pubblici servizi' alla presentazione di 'documenti inerenti il soggiorno'", la normativa "impedisce che di questi servizi possano godere gli stranieri privi di documenti". Cio,' ha proseguito, fa sorgere un "problema di compatibilita'" rispetto a quanto previsto dal regolamento di attuazione del testo unico sull'immigrazione e dalle norme sulla condizione dello straniero.

Un "esempio delle conseguenze che ne deriverebbero", ha concluso il presidente della Camera, è che "ai minori stranieri presenti sul territorio nazionale sarebbe negata l'iscrizione alla scuola dell'obbligo e il conseguente diritto all'istruzione, che e' tutelato indipendentemente dalla regolarita' della loro posizione".
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