CONSIGLIO DEI MINISTRI

Ddl sicurezza, il governo chiederà
il voto di fiducia alla Camera

Dura la critica di Franceschini: si rischiano leggi razziali
Maroni preme sui tempi di approvazione

06-05-2009 | Politica | Caterina Cossu

maroni

ROMA - Il Consiglio dei ministri ha autorizzato il voto di fiducia sul disegno di legge sicurezza, all'esame della Camera, oltre a quello sulle intercettazioni. Il Ministro dell'Interno, Roberto Maroni, al termine di un vertice di maggioranza,  ha annunciato che «i tre maxiemendamenti sono pronti e sono già al vaglio degli uffici della Camera e del Presidente», che a loro volta ne valuteranno l'ammissibilità e decideranno «quando fissare il momento per la richiesta della fiducia e delle votazioni». La maggioranza non ha tuttavia ancora deciso se il primo voto di fiducia si effettuerà domani. II Ministro dell'Interno ha spiegato che se questo non dovesse accadere le norme slittebbero di una settimana e «saremo costretti a rilasciare altri 250 clandestini». Le pressioni del Viminale per un voto il prima possibile sono forti, alla luce anche l'assenso di ieri alla abolizione della norma sulla scuola dell'obbligo vietata ai figli dei clandestini. La norma era stata contestata, tra gli altri, anche dal presidente della Camera, Gianfranco Fini.

Le reazione dell'opposizione. Il segretario del Pd, Dario Franceschini, ha attaccato duramente il governo, criticando in primis il ricorso alla fiducia. Successivamente il capo dell'opposizione ha aggiunto che «con le norme contenute nel ddl sicurezza la destra vuole tornare alle leggi razziali», riferendosi in maniera particolare all'introduzione del reato di immigrazione clandestina e le norme sui "presidi-spia". Franceschini ha poi aggiunto che «c'è già stato un tempo in Italia in cui i bambini venivano cacciati dalle scuole per la loro religione. E' immorale usare strumentalmente la legittima domanda di sicurezza per tornare 70 anni dopo alle leggi razziali nel nostro Paese». Il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ha definito la fiducia sui disegni di legge su sicurezza e intercettazioni «un vergognoso tentativo di regime, per far passare leggi ignobili», oltre che inammissibili sotto il profilo del merito perché «non viene messo un euro per la sicurezza, mentre i poliziotti rincorrono i delinquenti mettendo la benzina coi propri risparmi».

La maggioranza. Secondo Daniele Capezzone, portavoce del Popolo delle Libertà, «è davvero grave che Dario Franceschini si sia abbandonato a dichiarazioni così offensive, evocando il rischio di nuove leggi razziali. C'è da chiedersi se il leader del Pd non abbia perso la testa. In ogni caso farebbe bene a scusarsi: è indecente che vengano messi in campo argomenti così infami». Dal canto suo il ministro Maroni ha spiegato che il voto di fiducia «pone fine ad una vicenda contorta: c'è una ritrovata compattezza di governo e maggioranza. La fiducia è lo strumento migliore per evitare rischi». Maroni ha poi aggiunto che in questo modo si arriverà alla approvazione del decreti «senza rischi e possibilità di modifiche attraverso imboscate». Il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto ha replicato alle critiche dell'opposizione affermando che «non c'è alcuna ferita alla Costituzione», e che «sono state recepite alcune richieste di modifica e il provvedimento è stato sistemato in tre filoni: immigrazione, sicurezza e criminalità». Pertanto, ha concluso Cicchitto, si vuole procedere «ad una sollecita approvazione».

Primo voto, niente maggioranza. Intanto, nel voto a Montecitorio di un emendamento del decreto sicurezza per la ratifica del trattato che istituisce la banca dati del Dna, la maggioranza è andata sotto: 229 i voti contrari, 224 quelli a favore. Dall'opposizione hanno spiegato che la maggioranza contava su 222 deputati, quindi avrebbe avuto 7 franchi tiratori.

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