Provincia di Sassari: appello a Cappellacci
Mobilitazione al petrolchimico
si lavora per non perdere il posto
La protesta cominciata ieri durerà fino al 15 maggio
Murtinu (Filcem-Cgil): crisi colpa dell'Eni
08-05-2009 | Sardegna | Andrea Fagioli

Sciopero sì, ma al contrario. Al petrolchimico di Porto Torres, dove la chiusura è molto più di una possibilità, si lavora per protesta. E' cominciata ieri e andrà avanti fino al 15 maggio la singolare mobilitazione degli operai - circa 3.500 posti a rischio, tra dipendenti diretti e indotto - che chiedono alle istituzioni un maggiore impegno per salvare un settore in crisi a livello nazionale. L'appello di Filcem-Cgil, Uilcem-Uil, Femca-Cisl e le Rsu è rivolto soprattutto al governo, cui chiedono un intervento diretto. Secondo i sindacati infatti, dopo che Vinyls Italia - proprietaria dello stabilimento di Porto Torres - ha portato i libri in tribunale, solo l'Eni può rilanciare un settore che da Porto Marghera a Mantova, da Ferrara a Ravenna, è alle prese con una crisi senza precedenti.
Murtinu (Filcem-Cgil): "La crisi internazionale non c'entra, è l'Eni che ha deciso di smobilitare". Secondo Gianfranco Murtinu della Filcem, il responsabile della crisi della chimica è l'Eni, che opera a Porto Torres attraverso la controllata Polimeri Europa. "In questa situazione la crisi internazionale, che pure ci ha colpito, non c'entra - ha dichiarato Murtinu a Reportersonline -. Qui c'è il piano dell'Eni di voler smobilitare tutti gli impianti dello stabilimento di Porto Torres e poi quelli del resto d'Italia, perché la strategia del gruppo è abbandonare il campo della chimica e concentrarsi su energia, petrolio e gas". La Filcem si aspetta ora un intervento del governo proprio sull'Eni. Tra Cassa depositi e prestiti e Tesoro infatti, lo Stato possiede oltre il 30% dell'azienda che nel 2008 ha realizzato oltre 10 miliardi di euro di utile. Murtinu ha anche accusato l'Eni di fare ostruzionismo nei confronti delle altre aziende interessate al settore. "Il problema - ha detto - è che dichiara di non voler fare chimica, ma non la lascia fare a nessun altro. L'esempio più lampante è Sartor - numero uno di Vinyl Italia (ndr) - che ha acquisito gli impianti di Porto Marghera e Porto Torres, ma non è stato messo nelle condizioni di lavorare perché l'Eni gli ha triplicato i prezzi delle materie prime".
Da stati generali appello a Cappellacci. Questa mattina intanto, gli stati generali della Provincia di Sassari hanno chiesto al presidente della Regione, Ugo Cappellacci, di mettersi a capo di una mobilitazione generale del nord Sardegna per chiedere al governo centrale una maggior attenzione sulla crisi del territorio. Per Antonello Cabitta della Uilcem è però importante che la battaglia per la sopravvivenza del petrolchimico di Porto Torres non rimanga circoscritta nell'Isola. "Quest'iniziativa deve coinvolgere altri territori, non solo della Sardegna - ha detto ha Reportersonline -. Deve allargarsi a tutti i siti interessati dall'industria chimica e deve diventare una vertenza nazionale. Solo lasciando le localizzazioni si può riuscire a coinvolgere il governo in quelle che dovrebbero essere le sue prerogative: attuare una seria politica industriale che parta dalla chimica, per poi diffondersi al metallurgico, alle infrastrutture, alla meccanica e a tutte quelle attività industriali che stanno morendo".
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