BOLOGNA - Assoluzione piena "per non aver commesso il fatto". Il giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Bologna, Andrea Scarpa ha, con questa formula, prosciolto i dieci imputati per il disastro ferroviario del 7 gennaio 2005, dove morirono 17 persone e vi furono decine di feriti. Tra loro anche l'attuale amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato Mauro Moretti (che all'epoca ricopriva la stessa carica per Rete Ferroviaria Italiana), Michele Mario Elia, ex direttore tecnico di Rfi e attualmente amministratore delegato, Giancarlo Paganelli, dirigente di movimento, e sette dirigenti locali.
Le accuse. Il 12 febbraio scorso, il pm della procura di Bologna, Enrico Cieri, aveva chiesto l'assoluzione per tutti gli imputati dai capi di imputazione di disastro ferroviario colposo, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose plurime. L'inchiesta, condotta dal pm Cieri e dall'allora procuratore di Bologna, Enrico Di Nicola, si è basata su cinque consulenze tecniche, e da una di esse era emerso che a provocare lo scontro tra un treno interregionale e un merci, sulla linea Bologna-Verona, fu un errore umano, in particolare il mancato rispetto del segnale rosso da parte del macchinista. L'inchiesta si era conclusa con richieste di archiviazione per Moretti, Elia e Paganelli (i tre dirigenti nazionali) ma il giudice epr le indagini preliminari, Rita Zaccariello, aveva deciso una imputazione coatta.
Reazioni diverse dalle diverse parti. Ha ben accolto la pronuncia giudiziale il legale di Moretti, Armando D'Apore. L'avvocato ha affermato che si tratta di un verdetto «giusto perché dimostra che le ferrovie italiane sono sicure». Di tutt'altro avviso, invece, Desi Bruno, legale dell'unica parte civile costituitasi, il sindacato macchinisti Orsa. «Siamo molto delusi - ha commentato l'avvocato - evidentemente la colpa è solo del macchinista che non ha osservato il segnale». Bruno considera la sentenza «assolutamente riduttiva rispetto a quella che è la realtà processuale ed extraprocessuale», dove ci sarebbe stata «una sottovalutazione molto forte di tutto l'aspetto sicurezza». Secondo l'avvocato «era evidente la responsabilità del macchinista», e per questo le parti civili ricorreranno, tramite impugnazione con un sollecito, alla procura generale, non appena saranno rese note le motivazioni della stessa tra 90 giorni. Stamattina una delegazione di ferrovieri proveniente da tutta Italia, ha portato 17 finte bare davanti alla Procura della Repubblica di Bologna. La protesta riguardava soprattutto il sistema "agente unico", che lascia un solo macchinista alla guida dei treni.
Il disastro ferroviario. Venerdì 7 gennaio 2005 il treno interregionale numero 2255, proveniente da Verona in direzione Bologna, si scontrò con un treno merci che giaceva sul binario all'altezza della stazione Bolognina. Nell'impatto morirono 17 persone e si contarono decine di feriti. Per tre dei dirigenti rinviati a giudizio l'accusa fu di aver predisposto una stazione a binario unico automatizzata negli incroci tra treni senza prevedere sistemi di segnalazione e orientamento per i macchinisti in caso di scarsa visibilità. Agli altri quattro, invece, fu imputata la mancata segnalazione telefonica della presenza del treno merci sulla linea.