TORINO - I nemici della pacificazione storica si sono fatti sentire con un messaggio breve ma carico di odio: "Calabresi assassino. Pinelli assassinato. Nessuna pace con lo Stato". La scritta, firmata da un gruppo anarchico, è comparsa stanotte sui muri e le serrande di alcuni edifici di Torino, scelti con precisione: la sede del quotidiano "La Stampa", diretto da Mario Calabresi, figlio del commissario ucciso il 17 maggio del 1972 e le sedi del Pd in via Cevino, via Beaulard e via Mazzini.
Sono passati appena due giorni dalla cerimonia al Quirinale in cui c'è stata la stretta di mano tra Licia Rognini, vedova del ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli e Gemma Capra, vedova del commissario Luigi Calabresi. I due protagonisti degli "anni di piombo" - è giusto ricordarlo - sono stati a lungo accusati di vicende che non li vedevano coinvolti: Pinelli fu sospettato della strage di Piazza Fontana (poi attribuita al terrorimo nero), mentre Calabresi fu accusato per anni dalla sinistra di essere il responsabile della morte di Pinelli, precipitato da una finestra della questura di Milano durante un interrogatorio (il precesso, invece, rivelò che Pinelli morì per un malore). L'incontro di sabato scorso a Roma, a detta di molti, è stato un forte momento di riconciliazione. Ma le scritte di stanotte rivelano che non tutti hanno apprezzato lo sforzo di Napolitano: il comunicato con il quale gli anarchici rivendicano il gesto dice che "il partito di Napolitano riscrive la storia mettendo sullo stesso piano carnefici e vittime".
Le reazioni del mondo politico sono unanimi: Giorgio Merlo del Pd dice che le scritte "costituiscono una grave forma di intimidazione, rivolgiamo quindi la nostra solidarietà al presidente Napolitano e alla famiglia Calabresi". Il sottosegretario Bonaiuti ha spedito un telegramma al direttore del quotidiano, mentre il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, lo definisce "un atto vile su cui occorre far luce immediatamente". La Digos, intanto, ha aperto le indagini.