IMPERIA - «Posso solo dire che mio figlio è innocente e lo dico con sicurezza, perché non aveva alcun movente e amava quel bambino come se fosse stato il suo». Così parla Celeste Arrigo, mamma di Paolo, 24 anni, il commerciante imperiese arrestato ieri con l'accusa di concorso in omicidio preteritenzionale aggravato per la morte di un bambino di 17 mesi. Gabriel, questo il nome del piccolo, è stato ammazzato di botte, nella serata di giovedì scorso, a Imperia. Con la stessa accusa è finita in carcere anche la madre del bambino, convivente del giovane commerciante: Elizabete Petersone, 20 anni, originaria della Lettonia. «Mio figlio accudiva quel bambino proprio come un padre - aggiunge Vincenzo, papà di Paolo - Lo cambiava, lo lavava e gli comprava i giocattoli».
Reticenti. La reticenza dei due non aiuta la ricostruzione dell'accaduto. Il bambino sarebbe stato colpito da calci o pugni, ancora non è chiaro, ma di sicuro non era la prima volta che era vittima di violenze. Secondo gli investigatori i due sarebbero stati incastrati da gravi indizi che partono dalla telefonata fatta giovedì scorso al 118. La madre del bambino chiede aiuto agli operatori: «Mio figlio non respira, è quasi esanime, correte subito». In sottofondo la voce di Paolo. Ai due giovani viene spiegato come praticare il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca. Paolo ed Elizabete raccontano ai medici che il bambino ha avuto un malessere, ma i sanitari vedono un corpicino pieno di lividi. Più tardi l'autopsia rivelerà che si è trattato di morte violenta: fegato spappolato, reni e milza danneggiati. Non è ancora del tutto chiaro, però, chi dei due abbia ammazzato di botte il piccolo. La procura di Imperia ha indagato entrambi per il concorso materiale e morale, ma finché si nasconderanno dietro la reticenza, sarà impossibile valutare il loro grado di responsabilità.
Una coppia in crisi. La storia tra Elizabete e Paolo era ormai alle battute finali. I due si erano conosciuti in autunno e tre mesi fa erano andati a vivere insieme. Elizabete e Paolo affidavano spesso il piccolo ai genitori di lui e uscivano per svagarsi. Elizabete avrebbe voluto una baby-sitter per sentirsi più libera, ma Paolo non poteva permettersela. La ragazza allora si era cercata un lavoretto part time. Elizabete era arrivata in Italia per ricongiungersi con il fidanzato, ma, una volta qui, si era sentita respinta e suo figlio non era stato riconosciuto dal padre naturale. Poi l'incontro con Paolo. Questa è la versione di Elizabete, che gli investigatori dovranno verificare. I giovani volevano lasciare il piccolo appartamento in cui vivevano, ma il trasloco si è rivelato più difficile del previsto. Le liti non finivano mai. Nei giorni prima della tragedia Paolo aveva dormito dai genitori. Dopo l'arresto, la loro storia continuerà per vie legali.