Sesso e botte, ma "Antichrist"
delude il pubblico di Cannes
A fine proiezione fischi in sala per il film del regista danese Lars von Trier
18-05-2009 | Spettacolo | Francesco Bellu

CANNES- A fine proiezione i fischi hanno sommerso la sala. I franchi tiratori della stampa stavolta ci sono andati giù pesanti. Così è stato accolto "Antichrist", nuova e attesa pellicola del discusso regista danese Lars von Trier, già Palma d'oro a Cannes nel 2000 con lo struggente musical "Dancer in the dark".
La storia. Il film mette in mostra un campionario di scene di sesso estremo e botte da orbi tra due coniugi in lutto per la morte prematura del loro bambino. Non manca nulla: sesso sulla lavatrice, tra gli alberi circondati da animali che parlano, negli angoli della casa, infibulazioni, legnate ai testicoli, macine da mola ficcate nelle gambe, automutilazioni, autoerotismo. Il tutto condito con un'atmosfera horror con tanto di tesi su streghe mandate al rogo. In scena i due protagonisti, Willem Defoe e Charlotte Gainsburg, cercano di rendere plausibile il tutto, ma a quanto pare tanta fatica non ha ripagato.
In forse la presenza del regista. Il flop sarebbe così cocente che Lars von Trier non vorrebbe partecipare alla tradizionale conferenza stampa che, vista l'accoglienza del film, prenderebbe la forma di un plotone di esecuzione.
Diverso in parte il destino per "Agora" di Alejandro Amenabar, regista dei fortunati "The Others" e "Mare dentro". Il suo kolossal sui pogrom contro ebrei e pagani nella Alessandria d'Egitto del IV secolo d. C. è stato accolto con applausi convinti del pubblico ma con alcune riserve da parte della critica (bello ma freddo è quello che dicono in sintesi).
L'Egitto come l'Afghanistan. A impressionare è stata la visione di vescovi invasati che incitano all'annientamento di pagani ed ebrei in nome della vera fede in un Egitto simile all'Afghanistan di oggi con tanto di talebani ante litteram che al posto del berretto pashtun hanno croci e prendono l'eucarestia. Santa romana Chiesa è avvisata, e nei prossimi mesi è probabile che si faccia sentire.
«Non è un film anti-cristiano o anti-religioso - precisa però Amenabar - ma contro qualsiasi intolleranza e fondamentalismo in ogni sua forma».
Al centro del film c'è la figura di Hipathia (Rachel Weisz), astronoma e matematica, figlia del conservatore della Bibblioteca di Alessandria, che lotta fino in fondo per difendere le sue idee e il suo pensiero libero dai dogmi di qualsiasi credo.
La distruzione della Biblioteca, messa a ferro e fuoco dalle orde di cristiani, chiuderà per sempre un'epoca e creerà un danno irrecuperabile per la nostra cultura. Tutto in nome di Dio.
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