I salari degli italiani
tra i più bassi d'Europa

Guadagniamo in media il 17 per cento in meno rispetto ai 30 Paesi analizzati

18-05-2009 | Economia | Raffaela Ulgheri

operai

Gli italiani fanalino di coda nella classifica Ocse sui salari annuali dei lavoratori. Solo il 23esimo posto su 30, per i nostri connazionali senza famiglia a carico, che guadagnano in media 21.374 dollari l'anno. Stessa posizione anche per le coppie monoreddito con due figli (25.564 dollari) e per quelle bireddito con due figli (39mila dollari).
Oltre a Usa, Gran Bretagna Francia e Germania, guadagnano più degli italiani anche greci e spagnoli. Lo stipendio netto di un single italiano corrisponde ai tre quarti della media dei nostri cugini europei, pari a 24.552 dollari l'anno. Peggio dell'Italia, in Europa occidentale, solo il Portogallo.

Cosa grava sul nostro salario. Il cuneo fiscale è il tormento dei lavoratori dipendenti italiani. Per un lavoratore dal salario medio, senza famiglia a carico, la differenza tra il costo del suo lavoro per l'azienda e quando egli guadagna effettivamente è pari al 46,5 per cento. Un carico che mette l'Italia, in questo caso, al sesto posto sui trenta paesi oggetto di analisi e che fa diminuire la sua capacità di acquisto. Va un po' meglio per i lavoratori con salario medio ma con famiglia a carico (coniuge e due figli). In questo caso il peso fiscale scende al 36% e l'Italia approda all'undicesimo posto in classifica. Ma dai dati Ocse emerge anche il diverso impatto della crisi sui salari: un italiano in un anno guadagna mediamente il 44% in meno di un inglese, il 32% in meno di un irlandese, il 28% in meno di un tedesco, il 18% in meno di un francese.

Reazioni del mondo politico. Il ministro dell'Attuazione del programma di governo, Gianfranco Rotondi ha commentato «I dati Ocse sono da tenere in considerazione, ma non va dimenticato il grosso sforzo che il governo italiano ha fatto finora sul fronte dell'economia aiutando, con una serie di provvedimenti mirati, le fasce più deboli della società, le piccole e medie imprese, i giovani».
Secondo il segretario di rifondazione comunista, Paolo Ferrero, i risultati sono invece scioccanti «Se mai ci fosse stato bisogno di altri riscontri, oggi risulta evidente come la politica antioperaia e di compressione di salari e pensioni operata dal governo Berlusconi sta dando i suoi frutti - ha commentato Ferrero -. È quella politica che produce stipendi bassi, riduzione dello stato sociale come del contratto nazionale di lavoro, favori a banche e banchieri, grandi industrie e imprenditori amici. Riproponiamo l'unica misura seria: tassare i ricchi, alzando le aliquote, introducendo la patrimoniale e la tassa di successione, per aumentare stipendi e pensioni».
E mentre il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi propone di legare le retribuzioni agli utili aziendali, il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone, accusa il governo precedente di aver aumentato le aliquote su tutti gli stipendi, comprese le fasce più basse.
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