ROMA - Roberto Maroni non ha tardato a rispondere alle critiche sul decreto sicurezza piovute dalla Chiesa. Ieri il segretario del pontificio consiglio per i migranti e gli itineranti, monsignor Agostino Marchetto, aveva detto del provvedimento del governo: «Sarà una legge che porterà problemi e dolore».
La risposta del ministro dell'Interno. «È la solita liturgia di monsignor Marchetto, il quale ho capito che parla a nome proprio e non per conto della Santa Sede, come dimostrano le puntuali precisazioni della sala stampa vaticana», ha ribattuto oggi Maroni. «Il ddl sicurezza - ha aggiunto, a difesa del decreto - contiene norme che "rendono più efficace il contrasto alla criminalità di strada: chi ha criticato il ddl queste norme non le ha lette. Essendo molto tollerante, penso che queste persone dovrebbero leggere queste norme e rivedere il proprio giudizio. Sono norme a tutela della gente per bene».
Il sostegno del governo. Tutta la maggioranza di governo si è schierata a difesa del ministro leghista. «Non c'è nulla di cristiano nel lasciare la gente sotto i ponti o a vendere droga. La legge sulla sicurezza è ispirata a principi di solidarietà e aiuta gli immigrati che possono avere un lavoro, una casa, una scuola», ha detto il presidente del gruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri. «Quello sulla sicurezza - ha aggiunto, rincarando la dose - è un falso dibattito e monsignor Marchetto non è il Vaticano. Io ho la coscienza posto, noi sulla sicurezza siamo maestri e non prendiamo lezioni da nessuno».
Il Vaticano prende le distanze. Nel dibattito è intervenuta la Santa sede, che ha voluto fare una precisazione. «Il Vaticano come tale non ha detto niente sul decreto sicurezza approvato dal governo italiano», ha detto il portavoce vaticano padre Federico Lombardi.
La controreplica di Marchetto. Dopo il coro di critiche scatenate dal suo giudizio sulla legge anti-clandestini e l'attacco di Maroni, monsignor Marchetto è tornato sull'argomento. «Un arcivescovo, quando pensa di aver fatto il suo dovere, non si ferma a raccogliere le pietre che gli buttano dietro», ha affermato.
Scende in campo anche la Cei. Anche la Conferenza episcopale italiana è voluta intervenire nella discussione sul decreto sicurezza. «Sull'immigrazione non basta l'ordine l'ordine pubblico ma servono anche politiche volte a favorire l'integrazione», ha detto il portavoce Domenico Pompili.