Il musicista catanese registra il tutto esaurito a Cagliari

Franco Battiato in concerto
Poesia e racconto all'anfiteatro

Tre generazioni hanno cantato insieme successi del vecchio e del nuovo millennio

21-07-2009 | Spettacolo | Luca Losito

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Al suo ingresso sul palco i quattromila spettatori applaudono e sbattono i piedi sul pavimento di legno dell'anfiteatro romano. L'onda di consenso investe la platea e arriva a Battiato che commenta: <<Non c'è niente da dire, il pubblico delle Isole è sempre più vero>>. Nella data finale del suo Summer Tour 2009 il musicista catanese non ha tradito le aspettative dei tantissimi arrivati a Cagliari da ogni parte della Sardegna e che hanno fatto registrare il tutto esaurito.
Dopo il tour invernale che ha contato oltre quaranta concerti registrando ovunque il pienone - per un totale di oltre cinquantamila biglietti venduti - Battiato ha mantenuto la promessa di tornare in scena in estate per regalare al suo pubblico un'altra manciata di appuntamenti imperdibili.
Accompagnato anche in questa turné dalla sua più rodata formazione, quella cameristica - garanzia di assoluta armonia - Battiato ha deciso di raccontarsi ancora una volta con pochi strumenti, in un contesto semplice e raccolto, incentrato per la maggior parte sull'album fleurs 2.
La prima parte del concerto è stata quasi un racconto sussurrato, con brani quali <Era d'estate> di Sergio Endrigo <La chanson des vieux amants> di Jacques Brel e un pensiero per Giuni Russo e Fabrizio De Andrè. Dopo una breve pausa il repertorio ha avuto un ritorno al passato, prima di tutto con un brano che, a detta dello stesso Battiato, era valido nell'antica Grecia, nel medioevo, e sarà valido anche per le prossime legislature: <Povera Patria>. Ma c'è spazio anche per <Tra sesso è castità>, <Un'altra vita> e una particolare esecuzione de <La Cura> e <Lode all'inviolato>, accompagnato solo dagli archi e una pennellata di pianoforte. E ancora un soffio, quasi un canto a mezza voce, quello de <L'ombra della luce>, con quattromila spettatori immersi in un assorto silenzio.
La parte istituzionale del concerto si è chiusa con tre classici che sono entrati di diritto nella storia della musica italiana, <I treni di Tozeur>, <La stagione dell'amore> e <E ti vengo a cercare>, che il pubblico ha cantato facendo vibrare l'aria, già carica, dell'anfiteatro.
Chiamato a gran voce sul palco Battiato ha poi concesso cinque bis, con il parterre invaso da un migliaio di fans incontenibili.
<L'era del cinghiale bianco>, <Voglio vederti danzare>, <Cuccuruccucu paloma>, <Gli uccelli> e <Centro di gravità permanente> infiammano ancora una volta quel pubblico eterogeneo - c'erano quindicenni e sessantenni che cantavano insieme - e regalano le ultime emozioni di una serata davvero magica.
Insieme a Franco Battiato, sul palco c'erano Carlo Guaitoci al pianoforte, l'immancabile Angelo Privitera, le cui tastiere, gli effetti e la programmazione fanno parte dell'insostuibile stile dell'ensemble, il sempre scatenato Davide Ferrario alle chitarre, e il <<Nuovo Quartetto Italiano>>, formato da Alessandro Simoncini e Luigi Mazza, rispettiavmente primo e secondo violino), Demetrio Comuzzi alla viola e Luca Simoncini al violoncello.
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