Nuove intercettazioni pubblicate da "L'Espresso"

Tombe "fenicie" a Villa Certosa,
denuncia alla Procura di Roma

Le trenta sepolture in realtà sarebbero puniche e non fenicie, la Soprintendenza ne era all'oscuro

24-07-2009 | Cronaca | Francesco Bellu

Villa Certosa

OLBIA - Chissà cosa avranno pensato i refaim (le anime dei morti in fenicio) sepolti sotto la piscina dei cigni di Villa Certosa quando il loro sonno millenario è stato sconvolto da festini, canzoncine di Apicella e barzellette. Secondo la religione fenicia e punica svegliare il sonno dei defunti era una bella grana. Al povero mal capitato arrivavano le maledizioni e le disgrazie più terribili. Con i morti insomma c'è poco da scherzare e non c'è re o primo ministro che tenga.

Certo che le trenta tombe "fenicie", in realtà puniche visto che il premier Silvio Berlusconi nelle intercettazioni pubblicate ieri dall'Espresso, parla di sepolture del 300 a. C., sono un bel rompicapo. Tanto che l'Osservatorio contro le archeomafie ha presentato poche ore fa una denuncia alla Procura della Repubblica di Roma per valutare se ci siano o meno ipotesi di reato. In questo caso la legge parla chiaro: chi non avvisa le autorità competenti rischia sino a un anno di carcere e una multa che va dai 300 ai 3 mila euro circa.  Mentre in Parlamento l'opposizione ha già chiesto delucidazioni sul ritrovamento sia a Berlusconi che al ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi.

Nessuno della Soprintendenza ai Beni Archeologici, tantomeno i Carabinieri del nucleo di Tutela fino a ieri sapeva granché della cosa. A dire il vero sembrano cascati dalle nuvole perché durante i lavori di costruzione della villa pare non sia stato segnalato niente di rilevante dal punto di vista archeologico. 

La comunità scientifica comunque è andata in subbuglio perché da anni si spreca inchiostro sulla fondazione di Olbia. Greca, fenicia, punica? Finora le ricerche degli ultimi anni hanno delineato un quadro piuttosto complicato ma di innegabile fascino: Olbia da un originario centro fenicio nell'VIII secolo a. C. contemporaneo alle più antiche colonie fenicie in Sardegna (Sulky-Sant'Antioco, Monte Sirai), passa nel 630 a. C. ai Focei, popolazione greca dell'Asia Minore (oggi la costa turca), scappata dalla loro patria conquistata dai Persiani. Erano grandi navigatori e micidiali pirati.

Per oltre un secolo scorrazzano su e giù per il Mediterraneo, fondano Marsiglia e danno non pochi problemi ai commerci dei Cartaginesi (o Punici) e degli Etruschi.

Fino a quando Punici ed Etruschi, stufi non li scacciano via dopo una battaglia navale vicino la Corsica. Gli esuli greci finiranno per riparare in Italia meridionale mentre Cartagine, presa Olbia e tutta la Sardegna, diventa signora del Mediterraneo occidentale.

Per tutto il IV secolo e buona parte del III Olbia è il centro punico più importante nel nord Sardegna, fino a quando non arrivano i Romani. Ma questa è un'altra storia.

Perciò le trenta tombe di Villa Certosa rischiano di non passare inosservate. In ballo c'è un buco lungo oltre quattro secoli. In termini storici una voragine.

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