Guarisce dal colera e torna a casa
ma la famiglia lo rifiuta
In Nepal la malattia è considerata messaggera di morte
A decine lasciati morire dai familiari stess
13-08-2009 | Esteri | Andrea Fagioli
KATHMANDU - Ritorna a casa guarito dal colera e la famiglia lo rifiuta perché aveva già celebrato il funerale. Ritorna a casa guarito dal colera e la famiglia lo rifiuta perché aveva già celebrato il funerale. È successo oggi a un uomo di un villaggio del Nepal centrale, dove la malattia ha ucciso da maggio oltre 350 persone e dove i soccorritori devono combattere prima le superstizioni e solo in un secondo momento il vibrione.
"La gente nelle zone rurali crede che il colera sia un messaggero di morte e che ogni contatto fisico con un malato porti cattiva sorte" ha raccontato al quotidiano di Kathmandu Repùblica il dottor Garib Das Thakur, responsabile del programma per il contenimento dell'epidemia nel distretto di Rukum, uno dei piú colpiti.
"Quando un paziente muore - ha continuato esterrefatto il dottore - la gente del villaggio si unisce al corteo funebre in un'atmosfera di festa, perché il decesso viene celebrato come l'allontanamento dei cattivi auspici".
Adesso, scrive Repùblica, i familiari del fortunato paziente si riuniranno per decidere in che modo possono riammettere il congiunto in casa, ma la storia è tutt'altro che rara e molti malati di colera vengono lasciati morire.
"Dopo una massiccia campagna di informazione - ha concluso il dottor Thakur - i cittadini cominciano a comunicare alla polizia i nomi dei malati, ma non accettano di visitarli né di portarli all'ospedale. Nemmeno se sono loro familiari". L'esercito nepalese, la polizia e le squadre dell'esercito maoista hanno trasportato nei campi allestiti per fronteggiare l'emergenza 59 pazienti che venivano altrimenti lasciati morire da parenti e vicini.
Oltre 350 morti in tre mesi e 750.000 a rischio. Il colera sta flagellando il paese himalaiano da maggio e le cifre approssimative parlano di oltre 350 morti. Secondo un documento presentato ieri dalla Ong Save the children, i malati sono addirittura 750.000, di cui il 40% bambini. Responsabile dell'epidemia sarebbe l'acqua contaminata, cui si aggiungono le pessime condizioni igieniche in cui vivono i nepalesi delle zone rurali.